Embedded Insurance in Italia: Perché l’Intermediario Può Diventare il Partner Tecnologico delle Aziende Locali (e Non la Vittima della Disintermediazione)
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Embedded Insurance in Italia: Perché l’Intermediario Può Diventare il Partner Tecnologico delle Aziende Locali (e Non la Vittima della Disintermediazione)

Il mercato dell’assicurazione integrata in Italia raggiungerà 60 miliardi di euro entro il 2030, con il 70% dei premi proveniente da clienti mai assicurati prima. Per gli intermediari la domanda non è “se” ma “come” entrare in questo gioco: come fornitori di tecnologia, non come spettatori.

A126 Team 8 min di lettura

Quando l'assicurazione smette di essere un acquisto separato

Compri un biglietto aereo e nello stesso flusso di checkout ti viene proposta una polizza per ritardi e cancellazioni. Acquisti uno smartphone online e ti viene offerta un'estensione di garanzia con un click. Affitti un'auto per il weekend e l'integrazione kasko è già nel preventivo. Prenoti una casa vacanza e l'assicurazione annullamento è una casella da spuntare prima di pagare.

Questo è l'embedded insurance: l'integrazione di una copertura assicurativa direttamente nel processo di acquisto di un altro prodotto o servizio, senza che il cliente debba cercare separatamente una polizza ad hoc. Non è un'idea nuova — chi ha comprato uno smartphone o una bicicletta in un negozio fisico negli ultimi quindici anni ha già visto questo modello in azione. Ma l'incontro tra normativa specifica, API aperte, intelligenza artificiale e cloud sta trasformando un fenomeno marginale in uno dei principali driver di crescita del settore assicurativo nei prossimi cinque anni.

E qui arriva la domanda scomoda per agenti e broker italiani: questo modello, che nasce per definizione fuori dai canali distributivi tradizionali, è una minaccia esistenziale o un'opportunità che la maggior parte degli intermediari sta perdendo perché continua a leggerla solo come minaccia?

I numeri che spiegano perché ignorare il fenomeno è un errore strategico

I dati sul mercato italiano dell'embedded insurance sono ormai consolidati e provengono da fonti convergenti. Secondo la ricerca Open & Embedded Insurance in collaborazione con l'Italian Insurtech Association, il valore dei servizi di assicurazione integrata in Italia raggiungerà i 60 miliardi di euro entro il 2030, contribuendo a una crescita complessiva del mercato assicurativo globale fino a 10 trilioni di euro.

A livello globale, una ricerca EY citata nel white paper Da Connessione a Orchestrazione di Fabrick stima che entro il 2028 oltre il 30% delle transazioni assicurative potrebbe avvenire tramite canali embedded, con un mercato globale compreso tra 70 e 950 miliardi di dollari entro il 2030 e tassi di crescita annui superiori al 35%.

Ma il dato più rilevante per chi ragiona da intermediario non è il valore assoluto del mercato. È un altro: secondo le stime dell'Italian Insurtech Association, il 70% dei premi generati dall'embedded insurance proviene da clienti che non erano assicurati per quegli stessi rischi. Tradotto: l'embedded insurance non sta cannibalizzando il portafoglio degli intermediari tradizionali, sta intercettando una domanda latente che il canale tradizionale non riusciva a raggiungere. Considerando che oggi solo l'8% della popolazione italiana ha sottoscritto una polizza diversa dall'RC auto obbligatoria, il bacino di mercato disponibile è enorme.

I player non assicurativi attivi sul mercato italiano sono passati da 60 nel 2018 a oltre 168 nel 2022, con stime di superamento dei 350 entro il 2025. Le banche italiane che distribuiscono prodotti assicurativi digitali sono passate da 15 nel 2023 a una proiezione di 40 nel 2025. Amazon, già nel 2020, aveva venduto oltre 100 milioni di polizze in Europa, contro i circa 3 milioni di polizze online vendute in Italia nello stesso periodo.

La direzione è chiara. La velocità anche.

Il punto cieco regolatorio che molti intermediari non vedono

Qui entra in gioco un aspetto tecnico che merita attenzione, perché è proprio il punto in cui un intermediario può posizionarsi strategicamente: il quadro normativo italiano sulla distribuzione assicurativa applicato all'embedded insurance.

Il Codice delle Assicurazioni Private (D.Lgs. 209/2005) e il Regolamento IVASS 40/2018, in attuazione della Direttiva UE 2016/97 (IDD), definiscono in modo molto ampio cosa costituisce "distribuzione assicurativa": qualsiasi attività di consulenza, proposta, attività preparatoria alla conclusione di contratti assicurativi, assistenza nella gestione o supporto in caso di sinistri. Tutte queste attività possono essere svolte solo da soggetti iscritti al RUI o autorizzati.

Esiste però la cosiddetta Connected Contracts Exemption, che permette ad alcuni soggetti di distribuire prodotti assicurativi senza iscrizione al RUI, purché siano rispettate condizioni stringenti: l'assicurazione deve essere complementare al bene o servizio principale, il premio non deve superare i 600 euro annui o i 200 euro per polizze con durata fino a tre mesi, e l'attività di distribuzione deve essere accessoria all'attività principale del soggetto.

Questo significa che molte aziende italiane — concessionari auto, agenzie viaggi, e-commerce di nicchia, agenzie immobiliari, palestre e centri sportivi, scuole guida, officine, negozi di elettronica indipendenti, piattaforme di servizi locali — possono potenzialmente integrare prodotti assicurativi nei propri flussi di vendita. Ma per farlo in modo conforme, devono o iscriversi come intermediari accessori, oppure operare in partnership con un intermediario regolarmente iscritto che si occupi degli aspetti distributivi e di compliance.

E qui sta il vero punto strategico: tutta questa infrastruttura — dal flusso di onboarding alla raccolta dei dati di rischio, dalla generazione del preventivo alla gestione documentale, fino al tracciamento delle interazioni richiesto dalle norme di trasparenza — richiede tecnologia. Tecnologia che la maggior parte di queste aziende locali non ha. E che le grandi piattaforme insurtech offrono in modo standardizzato, generico, pensato per scalare su milioni di utenti.

La tesi: l'intermediario come abilitatore tecnologico del territorio

Qui si apre lo spazio strategico. La grande insurtech globale punta su grandi clienti: Amazon, Booking, Klarna, Ryanair. Le centinaia di migliaia di PMI italiane che potrebbero integrare l'embedded insurance — il concessionario, l'agenzia viaggi indipendente, il negozio di sport, il centro estetico, la scuola di lingue, il piccolo marketplace verticale — non sono clienti interessanti per un player globale. Hanno volumi troppo bassi, esigenze troppo specifiche, integrazioni troppo eterogenee con i loro gestionali esistenti.

Sono però clienti perfetti per un intermediario locale che si pone come partner tecnologico oltre che assicurativo. L'agente o il broker che oggi serve quella PMI per le proprie polizze aziendali può diventare il soggetto che le abilita a integrare coperture nel suo flusso di vendita ai clienti finali. Non perdendo il rapporto, ma rafforzandolo: passando da fornitore di un servizio annuale (la polizza dell'azienda) a partner operativo continuativo (l'infrastruttura che fa funzionare l'embedded insurance giorno per giorno).

Questo posizionamento richiede tre componenti che lavorano insieme.

Una capacità distributiva regolare e conforme

L'intermediario porta la propria iscrizione al RUI, la propria responsabilità professionale, la propria conoscenza dei prodotti e delle compagnie. È il garante normativo dell'operazione, l'interfaccia con IVASS, il responsabile della corretta informativa precontrattuale e della gestione dei reclami secondo il Regolamento ISVAP 24/2008.

Un'infrastruttura tecnologica che si adatta al singolo cliente

Non un prodotto standardizzato che impone all'azienda partner di cambiare i propri processi, ma uno strumento che si integra con il gestionale esistente, con l'e-commerce esistente, con il CRM esistente. Il punto critico segnalato anche dall'IIA è proprio l'inadeguatezza delle infrastrutture IT come principale ostacolo all'adozione dell'embedded insurance: le aziende non sono pronte a sviluppare soluzioni integrate da sole.

Un modello operativo che gestisce la complessità invisibile

Il flusso embedded sembra semplice all'utente finale (un click in checkout), ma dietro c'è un'orchestrazione di chiamate API verso compagnie diverse per prodotti diversi, calcolo del premio in tempo reale, generazione automatica della documentazione precontrattuale conforme a IDD, tracciamento del consenso, archiviazione decennale dei documenti, gestione dei sinistri, riconciliazione contabile, reportistica IVASS. Tutto questo deve funzionare senza interventi manuali quotidiani.

Cosa serve concretamente per abilitare l'embedded insurance per un cliente

Quando si lavora con un intermediario che vuole posizionarsi come abilitatore tecnologico per i suoi clienti aziendali, l'analisi parte sempre dallo stesso punto: la mappatura del flusso reale dell'azienda partner. Quali sono i punti di contatto con il cliente finale? Dove si raccolgono dati che servono per pricing assicurativo (anagrafica, importo della transazione, caratteristiche del bene, durata del servizio)? Qual è il momento ottimale per proporre la copertura? Come si presenta visivamente nel checkout esistente?

Da qui nasce il microapplicativo verticale: uno strumento progettato per quel preciso flusso, integrato con il gestionale o l'e-commerce esistente del cliente, che gestisce l'intera meccanica embedded senza richiedere all'azienda partner di stravolgere le proprie procedure.

Le componenti tecniche tipicamente necessarie includono un motore di quotazione che dialoga via API con i sistemi delle compagnie partner dell'intermediario, un layer di presentazione che si integra graficamente con il sito o il software del cliente senza esserne un componente esterno riconoscibile, un sistema di gestione documentale che genera in automatico set informativo precontrattuale, IPID, condizioni di polizza e ricevute conformi, un modulo di consenso e tracciamento conforme al GDPR e alle norme IDD sulla trasparenza, un'area di amministrazione separata per l'intermediario che mantiene il controllo regolatorio sull'operazione, e un sistema di reportistica che genera automaticamente i dati necessari per gli adempimenti annuali.

Tutto questo va costruito sui sistemi che il cliente dell'intermediario già ha, non al loro posto. Perché un concessionario non cambierà il proprio gestionale per integrare l'embedded insurance, né lo farà un'agenzia viaggi o un negozio di articoli sportivi. Ma utilizzerà volentieri uno strumento che si appoggia al loro flusso esistente e lo arricchisce.

Questo è il motivo per cui le piattaforme generaliste pensate per il mercato globale faticano a penetrare il tessuto delle PMI italiane: assumono un livello di standardizzazione tecnologica che semplicemente non c'è. Un applicativo costruito su misura per un singolo intermediario e per i flussi tipici dei suoi clienti supera il problema alla radice.

Il rovescio della medaglia: cosa succede a chi non si muove

Vale la pena essere espliciti su uno scenario alternativo, perché in molte conversazioni con intermediari italiani è ancora questo il pensiero dominante: "L'embedded insurance non mi riguarda, i miei clienti continueranno a chiamarmi come hanno sempre fatto."

I dati raccontano una storia diversa. Il 77% degli italiani, secondo le stime IIA, vorrebbe sottoscrivere una polizza digitalmente. Tra il 50% e il 70% dei nuovi clienti che entreranno nel mercato assicurativo nei prossimi anni arriveranno proprio attraverso canali embedded. Le banche, l'e-commerce, le piattaforme di mobilità e le grandi insurtech stanno costruendo un'infrastruttura che intercetterà queste persone prima che abbiano motivo di rivolgersi a un intermediario tradizionale.

L'effetto non sarà un crollo improvviso del portafoglio degli intermediari tradizionali. Sarà un'erosione progressiva del bacino di nuovi clienti, mentre il portafoglio storico continua a invecchiare. Lo stesso fenomeno che il settore travel ha visto con Booking, o quello discografico con Spotify, secondo l'analogia spesso citata da Simone Ranucci Brandimarte, presidente IIA: i player tradizionali non sono spariti dall'oggi al domani, hanno semplicemente perso negli anni la capacità di attrarre nuova clientela.

L'alternativa per l'intermediario non è proteggersi dall'embedded insurance, ma diventarne uno degli abilitatori sul proprio territorio. Trasformare la propria iscrizione al RUI, le proprie partnership con le compagnie e la propria conoscenza del tessuto economico locale in un asset tecnologico che le PMI del territorio possono usare per integrare coperture nei propri flussi.

Da intermediario a infrastruttura

La fotografia è questa: un mercato che cresce a doppia cifra, una domanda latente di copertura che canali tradizionali non riescono a intercettare, un quadro normativo italiano che richiede comunque un soggetto regolarmente iscritto come responsabile della distribuzione, e un tessuto di PMI italiane che non ha le risorse per costruire da sé l'infrastruttura tecnologica necessaria.

In questa fotografia c'è uno spazio preciso per l'intermediario che decide di evolvere. Non come venditore di polizze più digitalizzato, ma come fornitore di un'infrastruttura distributiva che le aziende del proprio territorio possono usare per integrare coperture nei propri prodotti e servizi. Un posizionamento difendibile, perché unisce competenza regolatoria che le big tech non hanno e radicamento territoriale che le piattaforme globali non possono replicare.

A126 Corporate Advisors progetta e realizza microapplicativi verticali per intermediari assicurativi che vogliono costruire questa infrastruttura: applicativi su misura, integrati con i gestionali e gli e-commerce dei clienti finali, conformi alla normativa IDD e al Regolamento IVASS 40/2018, dimensionati per il volume reale di operazioni dell'intermediario. Non piattaforme standardizzate da adottare, ma strumenti progettati sul flusso operativo specifico di ogni progetto.

Se stai valutando come posizionare la tua attività rispetto al fenomeno dell'embedded insurance, o hai un'opportunità concreta di integrazione con un cliente aziendale e vuoi capire come renderla operativa, contattaci per una consulenza gratuita. Analizziamo insieme il caso, mappiamo il flusso, valutiamo la fattibilità tecnica e regolatoria, e definiamo il perimetro di un eventuale progetto.

A126 Corporate Advisors — Software su misura per intermediari assicurativi che vogliono guidare il cambiamento, non subirlo.

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