AI Act e Settore Assicurativo: Quali Obblighi Riguardano Davvero l'Intermediario che Usa l'Intelligenza Artificiale
Il Regolamento UE 2024/1689 classifica "ad alto rischio" la valutazione del rischio e la tariffazione di polizze vita e salute. Ma l'intermediario è quasi sempre un utilizzatore, non un fornitore: ecco cosa cambia davvero per te.
Non chiederti se l'assicurazione è "ad alto rischio". Chiediti qual è il tuo ruolo
Da mesi si ripete che, con l'AI Act, l'assicurazione entra tra le attività "ad alto rischio". All'intermediario il messaggio arriva in due versioni opposte, entrambe sbagliate: o l'allarme ("se uso l'IA violo un regolamento durissimo"), o la rimozione ("è un problema delle compagnie, non mio").
La verità è più semplice. Il Regolamento (UE) 2024/1689 non classifica "il settore" in blocco: assegna obblighi diversi a seconda del ruolo che ricopri rispetto a ogni singolo sistema di intelligenza artificiale. La domanda giusta non è "l'assicurazione è ad alto rischio?", ma "qual è il mio ruolo, e cosa mi impone davvero?". Nella maggior parte dei casi, la risposta accorcia la lista degli adempimenti invece di allungarla.
A che punto siamo
L'AI Act è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e si applica in modo scaglionato. I divieti sulle pratiche vietate e l'obbligo di formazione del personale sull'IA valgono dal 2 febbraio 2025. Gli obblighi più pesanti, quelli sui sistemi ad alto rischio, erano fissati al 2 agosto 2026.
Su quest'ultima scadenza è intervenuto il pacchetto Digital Omnibus: nel maggio 2026 Parlamento e Consiglio europei hanno raggiunto un'intesa per spostare l'applicazione delle regole sull'alto rischio al 2 dicembre 2027 (e al 2 agosto 2028 per i sistemi integrati in altri prodotti). Due avvertenze, però: finché il testo non viene adottato in via definitiva la scadenza originaria resta valida, e in ogni caso il rinvio sposta i tempi, non gli obblighi. È respiro, non condono. Sul settore, l'IVASS ha già chiarito che imprese e intermediari dovranno rispettare le regole sull'alto rischio entro le scadenze previste.
Fornitore o utilizzatore: la distinzione che cambia tutto
L'AI Act costruisce gli obblighi attorno al ruolo. Per l'assicurazione contano due figure.
Il fornitore sviluppa un sistema di IA e lo immette sul mercato con il proprio nome. Su di lui grava il carico più pesante: documentazione tecnica, gestione del rischio, valutazione di conformità. È la compagnia che costruisce il proprio modello di tariffazione, o la software house che vende un motore di scoring.
L'utilizzatore impiega un sistema di IA sotto la propria responsabilità. I suoi obblighi sono reali ma più leggeri: usarlo secondo le istruzioni, garantire una supervisione umana, informare il cliente quando il sistema concorre a decisioni che lo riguardano.
E qui arriva il punto che quasi nessuno spiega. Cosa è "ad alto rischio" per l'assicurazione? I sistemi che valutano il rischio e fissano il premio delle polizze vita e salute per le persone fisiche. Ma chi fa questo lavoro? Quasi sempre la compagnia. L'intermediario distribuisce prodotti già tariffati a monte: nella stragrande maggioranza dei casi non è l'utilizzatore di un sistema ad alto rischio. La gran parte degli strumenti che un'agenzia usa davvero — assistenti per leggere documenti, classificare pratiche, supportare la gestione dei sinistri, o chatbot di primo livello — resta fuori dall'alto rischio.
L'eccezione esiste: se usi sotto la tua responsabilità strumenti che valutano il rischio o tariffano polizze vita e salute — deleghe di sottoscrizione, accordi di tipo MGA, uno scoring proprietario — allora rientri tra gli utilizzatori di sistemi ad alto rischio, con obblighi più stringenti.
Cosa devi fare davvero
Anche fuori dall'alto rischio, tre cose ti riguardano già oggi.
La prima è la formazione: chi usa strumenti di IA deve garantire che il personale sappia cosa fanno e quali limiti hanno. È in vigore dal 2025 ed è l'obbligo più semplice da assolvere e più facile da dimenticare.
La seconda è la trasparenza verso il cliente: se un assistente automatico interagisce con l'assicurato, va detto; se l'IA contribuisce a un'analisi o a una proposta, il cliente ha diritto di saperlo. Non è solo conformità. È coerente con il principio antropocentrico del regolamento, secondo cui l'algoritmo supporta ma non sostituisce il giudizio professionale — cioè proprio il valore che distingue un buon intermediario.
La terza è la due diligence sul partner tecnologico: i tuoi obblighi di utilizzatore presuppongono che il fornitore abbia fatto la sua parte (documentazione, istruzioni, conformità). La domanda da porre non è "funziona?", ma "è documentato e conforme?". Uno strumento sviluppato su misura, di cui controlli logica e documentazione, ti colloca in una posizione pulita e tracciabile — l'opposto della "scatola nera" comprata a scatola chiusa.
Cosa rischi
Le sanzioni arrivano fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato per le pratiche vietate, e fino a 15 milioni o il 3% per le violazioni sull'alto rischio (per le PMI vale l'importo inferiore). Ma per un intermediario il rischio più concreto è un altro: usare uno strumento di IA che influenza le scelte del cliente senza trasparenza, o senza poter dimostrare la formazione del personale, espone a reclami, all'attenzione dell'IVASS e a contestazioni sul fronte privacy.
In sintesi
L'AI Act non tratta l'assicurazione come un blocco unico: distribuisce obblighi in base al ruolo. L'intermediario è quasi sempre un utilizzatore, raramente il responsabile di un sistema ad alto rischio. Formazione, trasparenza e scelta del partner giusto: è da qui che parte la conformità, e il rinvio delle scadenze è tempo per prepararsi, non un permesso a rimandare.
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